LA STORIA
DAGLI ANNI '70 AI PRIMI ANNI '80
Raccontare una passione è difficile, soprattutto se dura quanto una vita, se ti ha accompagnato nelle tue scelte, nei momenti lieti, nei momenti tristi. E’ difficile se questa passione ha contrassegnato il tuo modo di essere, le tue relazioni, i tuoi valori, i tuoi sogni. E’ difficile perché è difficile parlare di sé stessi. Il tifo a Lanciano, in forma organizzata, è nato, anno più anno meno, contemporaneamente alle altre maggiori piazze abruzzesi: nella seconda metà degli anni settanta. Prima era un tifo molto spontaneo, se vogliamo abbastanza naif rispetto ai nostri giorni. Il pubblico di Lanciano era molto caldo e, quasi in ogni partita, specialmente nei derby, spuntavano tafferugli e scazzottate. I nostri tifosi erano temprati dal calore dei campi pugliesi, del girone H della serie D, allora campionato semiprofessionistico. Mi portarono a vedere la mia prima partita di calcio dal vivo (fino ad allora c’era stata solo la tv) nel 1971: Lanciano – Barletta. Il 5 Pini era pieno. Sedemmo nei distinti che allora erano fatti di pali innocenti. Non ricordo molto se non qualche immagine e soprattutto un grande brivido per lo spettacolo di folla e di calore intorno ad una squadra che giocava bene e divertiva moltissimo. Poi più niente fino al 1974 quando il Lanciano perse il campionato e la serie C con il Campobasso. Fu allora che iniziai a frequentare con altri miei coetanei il cuore del tifo frenano che si trovava in tribuna dove oggi siedono le autorità e la stampa. Proprio così: il tifo era in tribuna centrale ed era un tifo colorato, ritmato da trombe e tamburi che incitavano la squadra a ritmo di samba, una torcida rossonera. L’anno seguente, insieme ad una decina di ragazzi fondammo il Mini Club Rossonero nello scantinato di un nostro amico. Venne per l’inaugurazione un giocatore del Lanciano, Mazzei. Purtroppo si perse anche quel campionato con il Matera. La delusione e soprattutto la crisi societaria che ne seguì, dissolse il gruppo di tifosi che sosteneva la squadra. Eravamo rimasti in pochi a sostenerla anche se il pubblico restava abbastanza numeroso. Quell’anno tornò il derby con il Chieti che vinse meritatamente il campionato . Nel 1978 si formarono i nuovi gironi di C2 e il Lanciano entrò tra i professionisti dopo aver vinto alla grande il proprio campionato. Fu una bella pagina per i nostri colori. Il tifo continuava a restare nelle tribune anche se tra il malcontento generale degli spettatori che mal digerivano quel gruppo di ragazzi chiassosi che davano fastidio con i loro canti e le loro bandiere (ne avevamo una di 16 metri quadri). L’ultima giornata di serie D segnò la fine di una presenza in tribuna che non poteva più sussistere per assoluta incompatibilità tra gli ultras e il restante pubblico. Così dopo le varie migrazioni tra i vari settori (laterali, centrale in basso, laterale in alto, ecc.), in occasione della prima partita di C2, Lanciano - Fano, nel Settembre 1978, scommettemmo sulla curva. Il primo giorno fu incredibile. Io, dal campo di gioco dove ero stato inviato a fare il raccattapalle, vedevo i miei compagni, in tutto una ventina, in quella che solo noi chiamavamo Curva Sud, sotto la pioggia, fare il tifo al suono della banda di Tanino. Fu un inizio difficile. La squadra non era molto competitiva. Eravamo veramente in pochi eppure affrontammo trasferte e soprattutto cercammo di imporre la legge del 5 Pini dove nessuno doveva permettersi di venire a sventolare le proprie bandiere impunemente. Anche per motivi logistici la nostra presenza in curva non fu costante. Mancavamo ancora di organizzazione e soprattutto l’inesperienza ci portava a mancare molti appuntamenti. Nel 1980, sempre a Settembre, quindi ben 25 ANNI FA, nacquero ufficialmente i BOYS con tanto di tesseramento. La nascita fu sancita in una conviviale nell’allora cantina PATRIA, ora pizzeria, e in quella occasione fu consegnata la tessera numero 1 al compianto tifoso storico Donato Valerio purtroppo scomparso. C’è da dire che il clima che si respirava in quegli anni non era molto caldo. Le squadre abruzzesi recitarono un ruolo marginale e le partite non furono molto sentite. Bellissimo il 5 a 1 rifilato alla Pro Vasto che retrocesse e poi sparì. Ci tengo a sottolineare l’assoluta mancanza di contatti con vastesi, francavillesi, avezzanesi, aquilani e gente simile. L’anno successivo la curva fu presente. Per la prima volta, in occasione della sfortunata partita di andata col Giulianova, vedemmo la nostra Sud piena: un prologo per il futuro. Il Lanciano fece un buon campionato con una squadra di giovani. Violammo diversi stadi e il quarto posto finale forse fu anche un po’ stretto. Il ricordo da ultras di quell’anno fu però una partita in casa giocata contro il Bancoroma. Sotto una pioggia incessante, quel giorno, dietro gli striscioni eravamo scarsi una decina di persone. Bagnati fradici continuavamo a sostenere la nostra squadra che, a tre minuti dalla fine, perdeva uno a zero. Gran parte dei pochi spettatori erano ormai in piedi per tornare a casa. Noi fermi. Passati i tre minuti il Lanciano pareggiò con Di Carlo e vinse con una rete di Pasquini. Noi non avevamo mollato neanche un secondo e loro vinsero per noi. Nel campionato 1980/81 il Lanciano conosce le squadre venete: Padova, Venezia, Mestre e altre. Il ricordo più bello fu una trasferta: Anconetana - Lanciano. Quell’anno ero militare e avevo un permesso di meno di ventiquattro ore, poche per stare in famiglia, più che sufficienti per andare ad Ancona e tornare. Partimmo in tre, compresa la fidanzata del mio compagno di avventure e arrivammo al Dorico dove, solitari, assistemmo in curva ad un bel pareggio del Lanciano nel quale il nostro portiere, Casagrande, poi dirigente della società, segnò una rete ingiustamente annullata con un rinvio dalla propria area di rigore. Furono anni grigi. Il pubblico, scarso, stentava ad arrivare al migliaio di presenze. Noi tenemmo duro. Con tenacia e perseveranza mantenemmo costante il nostro incitamento alla squadra, seguendola con i mezzi a disposizione. Nel 1982 accadde un fatto importante, in uno dei derby con il Chieti che poi retrocesse in Interregionale, durante alcuni scontri tra tifosi al termine della partita (era invalso in quel periodo uno sport particolarmente amato dai Boys: la caccia al chetino), un ultras neroverde rimase gravemente ferito alla testa. Ricordo che arrivai immediatamente dopo “l’incidente”. Trovai del sangue e della materia cerebrale per terra. Il ragazzo colpito era stato appena portato all’ospedale e, a pochi metri da me, era rimasto lo striscione degli ultras neroverdi. Né io né altri toccammo quello striscione. Lasciammo che i proprietari lo riprendessero. Non ci dicemmo granché. Non fa parte del nostro costume approfittare di chi cade. Essere ultras voleva dire lottare ad armi pari, anche se per noi, in genere sempre in numero inferiore rispetto alle altre tifoserie, voleva dire rischiare di prenderle. Mi piace ricordare questo episodio come una testimonianza dei segni distintivi del nostro gruppo: lealtà, fede, rispetto per l’avversario. L’anno successivo queste caratteristiche trovarono la loro espressione più forte in una trasferta. Campionato 1982/83: il Lanciano sta retrocedendo. In occasione della trasferta a Cattolica, la nostra squadra si giocò le ultime possibilità di restare in serie C. Quell’anno i Boys erano stati ovunque possibile: a Jesi in tre, ad Avezzano, a Teramo, a Osimo , a Porto S. Elpidio, ed altri campi. Sempre in pochi ma costantemente presenti. Con il motto “Salvare la Patria” venne organizzato un pullman per Cattolica. Si iscrissero in quindici.




Untitled Document
Web Staff
20 Nov 2008 00:33:33